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Oggi voglio raccontarti la storia di un uomo alto e gentile, un sarto sapiente, uno stilista rivoluzionario: sto parlando di Hubert de Givenchy.

Hubert nasce in una famiglia nobile e agiata a Beauvais, una cittadina distante un centinaio di chilometri da Parigi, il 20 febbraio del 1927.

I genitori sognano per lui un futuro da avvocato, ma il ragazzo ha altri progetti. Appena diciassettenne si trasferisce infatti nella capitale francese per studiare presso la prestigiosa École nationale supérieure des beaux-arts.

Contemporaneamente inizia a lavorare nella moda: il suo desiderio è diventare apprendista di Cristóbal Balenciaga che, però, non lo accetta. Solo diversi anni più tardi i due stringeranno un bellissimo rapporto di amicizia, basato su una dinamica allievo maestro.

Hubert entra dunque dapprima a bottega da Lucien Lelong, che disegna abiti basandosi sul movimento delle persone che li avrebbero indossati; poi da Robert Piguet, soprannominato “il Principe dell’Alta Moda” per via dell’eccelsa qualità delle sue creazioni e della loro sofisticatezza; passa anche dall’atelier di Jaques Faith, in Avenue Pierre-ler-de-Serbie 39, per concludere il suo apprendistato da Elsa Schiaparelli.

Dopo aver assorbito tanto talento, si sente pronto a presentare la sua prima collezione: è il 1952 quando, a soli 25 anni, fa debuttare le sue creazioni in passerella. Ad aprire la sfilata è la super modella Bettina Graziani, la “donna più fotografata di Francia”, che indossa un capo disegnato apposta per lei: la blusa Bettina. La blusa, realizzata in lino bianco e caratterizzata da maniche a balze e ricami ad occhiello, è solo la prima di una serie di innumerevoli invenzioni che Givenchy regalerà alla moda femminile.

La sfilata ha un successo enorme, e molte sono le personalità che desiderano indossare i suoi abiti.

Il sodalizio con la più celebre delle sue muse, Audrey Hepburn, nasce da un fraintendimento. Quando si presenta all’appuntamento, infatti, Hubert è convinto di dover incontrare un’altra miss Hepburn, allora ben più celebre: “Credevo fosse Katharine, di cui ero fan”, dirà anni dopo, “A quel tempo Audrey non era ancora molto conosciuta a Parigi. Mi chiese di disegnarle il guardaroba per Sabrina, io ero a metà collezione, ma le mostrai alcuni modelli che sembravano tagliati per lei”.

Quando si trova di fronte questa giovanissima ragazza mora e sottile, vestita “come un gondoliere”, con una maglietta a righe, pantaloni a pinocchietto e un basco in testa, è scettico. Ma prestissimo cambia idea e, da quel momento in poi, la vestirà tanto per i film quanto per la vita privata: sono di Givenchy il tubino nero di Colazione da Tiffany, l’abito candido a fiori di Sabrina, il sari giallo indossato dall’attrice per la foto di copertina di Life Magazine del ’62, il copricapo bianco di Come rubare un milione di dollari e vivere felici, e tanti altri.

Tra gli anni ’50 e ’60 Givenchy realizza capi innovativi, tutti di haute couture: l’abito a sacco e quello a palloncino, il mantello a collo, il vestito bustier e il babydoll.

“È l’abito che deve adattarsi al corpo della donna”, sostiene, “non il corpo che deve adattarsi alla forma dell’abito”. 

Le donne adorano i suoi capi, comprese altre stelle del cinema del calibro di Greta Garbo, Elizabeth Taylor e Marlene Dietrich.

 

Alla fine degli anni ’50 realizza la Parfums Givenchy, che affida al fratello Jean-Claude: dopo un inizio in salita, anche le fragranze del couturier, sia maschili che femminili, raggiungono un grande successo.

Hubert de Givenchy rimane sulla cresta dell’onda fino al 1995, anno in cui, ormai stanco di un mondo in cui non si riconosce più, decide di ritirarsi.

Cede la maison al gruppo LVMH e si rifugia nel suo castello rinascimentale vicino Parigi, assieme al compagno di una vita Philippe Venet.

Monsieur Givenchy muore a 91 anni, il 10 marzo del 2018.

“Non esiste più la moda, esistono tendenze. Come Audrey negli anni ‘50 che ha imposto uno stile nuovo al cinema, la nuova generazione di donne ha imposto un nuovo concetto di moda. Vedo in giro abiti con tessuti di scarsa qualità e mi dispiace. Mi sembrano creazioni senza vita. Uno stilista che amo molto è Giorgio Armani, mi piace sia come uomo, sia come designer. I suoi modelli sono sempre chic e attuali. Sono convinto che la sua moda non morirà mai. Come la mia Audrey. Credo che sia il sogno di tutte le donne sentirsi come lei”.

(Hubert de Givenchy, 2016)

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