Buongiorno!

Il mese scorso ti ho raccontato la storia di Karl Lagerfeld, una leggenda della moda il cui nome è legato indissolubilmente a quello della maison Chanel.

Oggi, quindi, ho deciso di tornare ancor più indietro nel tempo, fino a risalire all’origine del celeberrimo marchio.

Per farlo, dobbiamo recarci a Saumur, in Francia.

Qui, il 19 agosto del 1883, tra le spoglie pareti di un ospizio dei poveri una donna di nome Jeanne De Volle, moglie dello squattrinato venditore ambulante Henri-Albert Chanel, dà alla luce la seconda di cinque figli e la chiama Gabrielle Bonheur.

Gabrielle è ancora una ragazzina quando, in seguito alla morte della madre, viene affidata alle cure delle suore del Sacro Cuore di Aubazine. Le religiose indossano abiti austeri, neri e con le finiture bianche. Un’immagine che rimarrà per sempre impressa nella memoria della futura stilista…

È il 1910. Gabrielle, che ormai tutti chiamano Coco per via del soprannome che le è stato dato quando per mantenersi cantava nei locali notturni di Parigi, apre la sua prima boutique. Realizza e vende cappelli molto diversi da quelli in voga al tempo: essenziali e piccoli, destano subito molta curiosità e le clienti aumentano giorno dopo giorno.

Dopo i cappelli arrivano gli abiti.

Un modello e un tessuto per volta, Coco Chanel libererà sé stessa e tutte le donne dall’obbligo dei colori pastello e dalla costrizione del corsetto, prediligerà e proporrà capi comodi, pratici, essenziali. Introdurrà nella moda femminile i pantaloni, le giacche sportive, il tailleur; e materiali quali il jersey.

Nel 1918 stabilisce atelier e boutique al 31 di rue Cambon, e tre anni dopo lancia CHANEL N°5, il primo profumo della storia firmato da una stilista, peraltro imbottigliato in un flacone dalle linee essenziali come non si era mai visto prima.

Il ricordo dell’infanzia in convento e di quelle suore operose che con i loro abiti semplici riuscivano a svolgere qualsiasi lavoro, la guida in quella che molti hanno definito ‘l’invenzione della donna moderna’.

“Basta con tutti questi colori. Vestirò le donne di nero!”, avrebbe affermato Coco.

Uno dei simboli più riconoscibili del percorso di emancipazione femminile intrapreso da Mademoiselle è proprio il tubino nero.

A proposito, hai ascoltato la puntata del mio podcast

dedicata al tubino nero?

Se non l’hai fatto, recuperala subito!

Da indumento del lutto a capo essenziale, le petite robe noir riscuote immediatamente un successo fragoroso.

Negli anni ’30, Coco Chanel allarga la sua rivoluzione al mercato dei gioielli, con la sua avanguardistica collezione Bijoux de Diamants e, contemporaneamente, veste con le sue creazioni le attrici hollywoodiane, poiché intuisce che il cinema può influenzare la moda più di ogni altro media.

Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale chiude il suo atelier, ma lo riapre alla fine del conflitto.

Negli anni ’50 inventa l’iconica borsa 2.55 in tessuto matelassé. La vera novità è rappresentata da una catenella di metallo che funge da tracolla: “Mi sono stancata di dover portare la mia borsa in mano”, è l’inevitabile motivazione pratica.

“Ho inventato l’abbigliamento sportivo per me stessa; […] ho determinato la moda perché facevo vita mondana, perché io per prima ho vissuto al ritmo del secolo”.

Coco Chanel muore il 10 gennaio del 1971 in una camera dell’Hotel Ritz. Ha 87 anni, una vita decisamente molto vissuta alle spalle, piena di successi ma anche di dolori. Mi piace immaginare che, a quel punto, avesse raggiunto anche lo stato auspicato dal suo secondo nome di battesimo Bonheur, che significa felicità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Facebook
Instagram
Pinterest
LinkedIn